Rassegna Stampa "Devo fare un musical"

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  • “...Bagliani sfoggia molte qualità: dal canto alla pratica di diversi strumenti (pianoforte, clarinetto e sassofono), dalla recitazione ad una vivace mimica, con accattivante disinvoltura e senza narcisismo. Il tutto con ritmo indiavolato, con comunicativa immediata e molta sicurezza tecnica…”

    Giorgio Pullini “IL MATTINO DI PADOVA”


  • "...straordinario successo di pubblico, con applausi ripetuti fino alla concessione del "bis” con un pezzo dl Petrolini, al teatro Pezzani per l'ultimo spettacolo della stagione: "DEVO FARE UN MUSICAL”...A parte qualche bella battuta, d'effetto, la comicità, che ha avuto un'eco tanto vivace da parte del pubblico che ha riso spesso volentieri, nasce proprio dal racconto, da quella sorta di esposizione di sé tenera, buffa, ridicola tra gesti quotidiani e desideri artistici...”

    Vittoria Ottolenghi "GAZZETTA DI PARMA"


  • "...Bagliani si moltiplica in una galleria di personaggi e in un continuo sdoppiamento. Alcuni caratteri che costruisce con il gesto, il cambiamento di voce, l'ausilio di una parrucca, sono davvero azzeccati...uno spettacolo godibile, condotto con brio da un attore che riesce da solo a creare un vero clima teatrale e coinvolgere il pubblico in un ritmo scanzonato e divertente...”

    Alessandro Cuk "IL GAZZETTINO”


  • "...Massimo Bagliani ha le carte in regola per dire a se stesso e gridare al mondo: “devo fare un musical”. suona il pianoforte, il clarinetto e il sassofono. canta con ritmo accattivante arte del porgere... il pregio dl Bagliani consiste soprattutto nel suo non cedere mai alla tentazione dl piangersi addosso. Anzi. la lunga attesa accanto al telefono si modula sempre sui toni dl un'epica comicità: ricca di trovate divertenti e capace di lasciare emergere tutte le qualità d'attore, dl musicista e di intrattenitore... "

    Aldo Viganò “IL SECOLO XIX”


  • "...applausi convinti e calorosi per Massimo Bagliani, attore a tutto tondo, che passa con grande disinvoltura dalla recitazione al canto, dal canto all’esecuzione strumentale, raccontandoci ansie e frustrazioni di un aspirante attore…”

    G. Cubeddu "LA NUOVA SARDEGNA”


  • "Un musical di risate" di GIANLUCA ATTANASIO

    AUTOBIOGRAFISMO, gustose trovate comiche, il tutto condito dalla musica suonata dal vivo ora al pianoforte, ora al sax e al clarinetto. Sono questi gli ingredienti magici che danno vita a «Devo fare un musical», spettacolo divertente diretto da Mattia Sbragia, scritto a quattro mani da Enrico Vaime e Massimo Bagliani, che interpreta
    se stesso con grande autoironia. Diplomato alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, Bagliani (che nel corso della sua carriera ha lavorato nella Compagnia di Gasmann, Pagliai, Bramieri, Proietti, Garinei e Giovannini, e che conosce a menadito «l'arte dell'attore», alla quale aggiunge una spiccata capacità d'improvvisazione, la stessa che trasforma il simpatico artista in uno showman di primissimo livello.
    Mentre Bagliani cerca di raccontare al pubblico la trafila compiuta per ottenere una parte all'interno di un musical, ecco che fioccano, a raffica, le telefonate della madre, premurosa ed allo stesso tempo ossessiva, come troppo spesso accade. Tra battute al vetriolo che prendono di mira la Televisione (lui forse e uno dei pochi che non s'e lasciato ancora "catturare" dalla Televisione, tant'è che quando il postino lo incontra dicendogli "c'e posta per te", "gli vien voglia di picchiarlo) o il mondo delle banche (i cui operatori, tassi d'interesse a parte, "quando entrano i ladri li salutano scambievolmente"), arriva finalmente il momento dei provini con un "hitleriano" direttore d'orchestra, nonché con l'improbabile impresario teatrale Lorenzo Tettamanti: esilaranti, a questo punto, accanto ad una serie di irresistibili gags, le improvvisazioni musicali di Bagliani il quale, per ottenere la tanto ambita parte, suona e canta frammenti come "Pippo non lo sa", "New York New York", "Satin Doll"(Duke Ellington), "Fratelli d'Italia",ecc., interpretando poi, con tanto di base musicale ed in pieno stile musical broadwayano i brani "I want dance" (tratto da uno dei film di Fred Aster e Ginger Rogers), "All of me"(Count Basie), "C'est si bon" e l'omonimo "Devo fare un musical".
    Avvincente anche il finale che coinvolge gli spettatori nella declamazione collettiva dell' "elegia del verme solitario".


  • Greco: Vaime e Bagliani debbono fare un musical

    Resta in scena solo fino a domenica, al Teatro Greco (Via G. Leoncavallo), "Devo fare un musical", divertente spettacolo scritto a due mani da Enrico Vaime e Massimo Bagliani,diretto da Mattia Sbragia.
    Non aspettatevi la solita messinscena o un tradizionale "musical", perchè quello che vi presenterà Bagliani sarà piuttosto una personalissima versione cabarettistica e melodica delle "fatiche d'attore".
    Avete presente i lunghi ed estenuanti provini a cui è costretta a sottoporsi la maggior parte degli artisti emergenti? Bene, questa potrebbe essere una traccia per capire "Devo fare un musical", non dimenticando tra gli ingredienti principali una buona dose di ironia,una serie di battute fulminanti e l'innegabile bravura di un ottimo monologhista che sulla scena sa anche suonare, cantare, ballare. Eccolo qui il "piccolo musical" di Bagliani, una storia di madri apprensive, fidanzate rompiscatole, telefoni che squillano all’impazzata, ingaggi attesi e mancati, agenti millantatori e i portaborse del mondo dello spettacolo.
    Un testo leggero, dunque, ma non troppo. La risata è suscitata con intelligenza e la caratterizzazione dei diversi personaggi evocati sulla scena e ben resa e curata. Così vi troverete davanti ad un improponibile maestro d'orchestra teutonico, in grado di trasformare una filastrocca come "Ma Pippo, Pippo dove va" in una marcetta di guerra, oppure ad un regista che invece di proporre una parte, devia su un impiego da elettricista.
    Di Bagliani convincono innanzi tutto la velocità recitativa, la capacita di improvvisazione ed una naturale vis comica a cui è difficilissimo resistere. "Devo fare un musical" è uno spettacolo scanzonato al punto giusto, tale da riuscire a tener desta l'attenzione del pubblico, letteralmente coinvolto dall'affabulatore Bagliani, un vero piacere per chi lo sta a guardare.

    Annalisa Venditti


  • Bagliani, telefono Musical

    UDINE - Il telefono e stato spesso i1 protagonista del monologo teatrale ed è comprensibile. Un attore (tutti gli attori) ha sempre una sacrosanta paura prima di entrare in scena, maggiormente se è solo, senza spalla, almeno alla prima battuta. Allora ecco il telefono, quel meccanismo spesso intollerabile, ma che può trasformarsi in uno o più interlocutori o attori fuori-scena. Se poi al telefono si aggiungono tre strumenti (piano, sax e clarinetto), i complici diventano quattro. così si trasforma l' abusato monologo in un Musical. E’il caso di Massimo Bagliani, che, in possesso di una attrezzeria di scena, con una esperienza di attore formatosi nell' Accademia del Piccolo Teatro prima e nella Bottega di Vittorio Gassman poi, dal 1978, ha arricchito una brillante carriera con prove sempre più difficili.
    Bagliani "deve fare un musical" e avvia l'idea a fianco di quell’Enrico Vaime autore già notissimo in coppia con Terzoli. Un Musical, si badi bene, è roba da Broadway, viene avvertito, ma Massimo Bagliani non si piega: deve fare ii Musical e non rinuncia. Ha frequentato il conservatorio, e perciò in scena non è soltanto confortato dalla padronanza musicale di piano, sax e clarinetto, come si diceva. Il resto lo raccoglie in teatro, da attore, dalle esperienze vissute con primarie compagnie, e si è presentato a Udine, al Palamostre, per la stagione di prosa allestita dal Teatro Club l'altra sera.
    Platea e balconate occupate, finalmente. E’ vero, a teatro ci si vuol ancora divertire, ma bisogna giocare con gli assi. Massimo Bagliani ha fatto poker: gli assi li ha tirati fuori dalla manica mostrandoli tutti e si e assicurato consensi, successo e divertimento grazie all'interpretazione di rara qualità. Recitare un monologo brillantissimo, grazie alla collaborazione di Enrico Vaime e alla regia di Mattia Sbragia, è già difficile. Diviene una fatica quando coinvolge lo spettatore in un ritmo intelligentemente scanzonato. L'ironia diviene banco di prova per chi racconta il proprio mondo, le proprie ansie, le proprie aspirazioni. Insomma, ridere e far ridere delle proprie disavventure è prova rara, per cui non e possibile non applaudire in crescendo.
    Andando per ordine, Bagliani i1 Musical l'ha già pronto: si tratta di trovare la scrittura, meglio l'impresario. Non è soltanto in scena grazie al telefono! C'e la mamma, che raccomanda l'uso della canottiera di lana; la fidanzata, che deve lasciar libero il telefono in attesa delle comunicazioni in arrivo; quella dell’impresario, della segretaria-amante dell'impresario, dell'immancabile aiutante inutile all'impresario gay eccetera. Sono in molti in scena dentro l'attore trasformista, multiforme, in preda all'ossessionante ritmo del comico in cerca di un pasto, i quattro spaghetti da farsi in casa, pronto a mostrare le molteplici performances necessarie al protagonista del Musical.
    Attore maturo, Bagliani ha tenuto alla distanza, misurando nel bicchier d'acqua il successo. Si è permesso il lusso di concedere bis - la poesia del giovane Werther e Carlotta di Regazzoni e la composizione dantesca - trascinando gli spettatori all'entusiasmo.

    Federico Esposito